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Io sono
Enzo,
Io suono il
sax alto e il clarinetto nella band.
Nei
pub do il meglio di me, quindi vi invito
a seguirci attraverso il nostro
.
Sapete
qual'è l mio più grande pallino nella
musica?. L'improvvisazione.
L'improvvisazione . ha avuto un
coerente sviluppo nel jazz, linguaggio
musicale che mescola scrittura e i. in
dosi variabili (l'i. totale e la sua
totale assenza sono rare). Il jazz non
nasce, come si crede, dall'i. di
analfabeti: in origine (ca. 1895) vi era
una precisa partitura scritta, che pian
piano si è aperta all'intervento dei
solisti, secondo regole via via
elaborate.
L'i.
all'inizio è abbellimento di una parte
scritta data; e tale uso sopravvive
tuttora accanto ad altri. Con Louis
Armstrong essa diviene anche qualcosa
di più: affrancandosi dalla parte
scritta, Armstrong inventa melodie nuove
sugli accordi dati. In Duke Ellington il
solista ha di regola una parte scritta (guideline):
può ritoccarla e farla sua, e può
perfino averla scritta lui, ma non può
stravolgerla.
In Art Tatum
l'i. avviene spesso non sulla melodia,
ma nei suoi vuoti (fill); in lui
troviamo anche una i. " diacronica", non
rara nello swing: improvvisando
su una canzone sera dopo sera, egli v i
a via trasceglie alcune idee e le
conserva, fino a cristallizzare una
versione definitiva, summa di
tante i. singole. Lennie Tristano ha
introdotto nel jazz la libera i.
collettiva atonale; Sonny Rollins l'i.
tematica, sviluppo logico di
cellule melodiche prelevate dal tema.
In James P. Johnson
vi è un'i.
pianificata: ciascuna variazione del
tema
sviluppa un piccolo spunto melodico,
ritmico o tecnico (come in Corelli,
La Follia).
Miles Davis e John
Coltrane hanno
indicato al jazz l'i.
su modi, simile all'i. araba o indiana,
talora articolata intorno a
punti-cardine prefissati, da percorrere
in un ordine a piacere.
Coltrane stesso,
Cecil Taylor e altri hanno praticato
un'i. modulare, basata su cellule
variate e trasposte. Charles
Mingus ha applicato
al jazz l'idea (non ignota in Africa e
Indonesia) dell'i. collettiva a
strati, in cui più strumenti
improvvisano insieme, ciascuno tenendosi
entro un binario
dato dal compositore.
Keith Jarrett ha fatto dell'i. jazz una
composizione istantanea di vaste
strutture a episodi, simili agli antichi
ricercari.
L'i. jazz, inoltre, è
di solito
controllata da strutture fisse a
priori: la più
comune è il giro
armonico, una serie di accordi dati
per un numero di battute dato. Le
tecniche più semplici di i. jazz si sono
poi diffuse
nel rock e nella musica leggera.
artiebeg@tiscali.it |